Il celebre incontro con un alieno : Il caso Otoco

Alieni in Bolivia

Questo evento che mi presto a narrare può essere considerato uno dei casi più inquietanti nella storia dell’ufologia.

Un’ insospettabile pastorella Boliviana si stava occupando del suo gregge di pecore e lama quando ebbe un incontro terribilmente violento con un’entità di origine sconosciuta che l’avrebbe lasciata letteralmente sfregiata per la vita.

Otoco è situata nelle desolata regione montuosa degli altopiani  Sud-Occidentali della Bolivia, non lontano dalla fiorente città mineraria d’argento di Potosí.

Nel 1967, la 24enne Valentina Flores e suo marito Gumersindo riuscivano  a guadagnarsi da vivere coltivando un piccolo appezzamento di terra non lontano da Otoco. Erano indiani Quechua analfabeti e conducevano una vita riservata occupandosi della loro terra, del  bestiame e della  loro figlia, Teodosia.

Né Valentina, né Gumersindo erano a conoscenza o interessati a racconti sugli ufo o sui  loro occupanti apparentemente extraterrestri e assolutamente nulla avrebbe potuto immaginare  Valentina l’orrore che lei e suo figlio avrebbero dovuto affrontare una sera poco dopo la Pasqua di quell’anno.

Nel tardo pomeriggio del giorno in questione, Valentina stava conducendo  il suo gregge di sessantaquattro pecore al pascolo in un campo adiacente a una distesa collinare.

Fu allora che si accorse   con sua grande costernazione  che la sua mandria di lama si era allontanata.

L’ autore, conduttore televisivo e ricercatore UFO, JJ Benítez ha viaggiato in Bolivia nel 2001 per riuscire a rintracciare Valentina e suo marito.

Ha intervistato l’allora 59 anni testimone oculare, che rimase stupita dal sentir parlare uno straniero con una lingua diversa dalla sua e gli raccontò l’incontro terrificante che aveva avuto 34 anni prima.

Ancora chiaramente ossessionata dal caso, Valentina descrisse a Benitez cosa accadde quella giornata:

“Quel giorno ero sola. Mio marito  era come il resto degli uomini nella pampa a lavorare. Erano circa le quattro del pomeriggio … Sono andata a cercare i  lama ed i loro cuccioli. Erano andati fuori strada, allora ho raccolto le pecore e gli agnelli  in un posto per poi  andare alla ricerca degli altri animali “.

Con Teodosia legata saldamente alla schiena in un involucro-coperta tradizionale conosciuto come una manta, Valentina iniziò ad inseguire i suoi lama, li rintracciò su un prato dopo circa quarantacinque minuti. La pastorella iniziò a  raccogliere  i suoi animali e a a radunarli di nuovo verso il  pascolo.

Il Sole cominciava la sua lenta discesa verso l’orizzonte e così Valentina tornò con i suoi  lama al seguito. Tornata indietro dove aveva lasciato il primo gruppo di animali si accorse che non c’erano più.

Confusa e seccata, Valentina lasciò i suoi lama indietro e cominciò a seguire le tracce delle pecore che andavano verso le colline. Giunta nei pressi del gruppo di pecore mentre si avvicinava, Valentina esitò, notando che c’era qualcosa di strano che copriva il recinto e l’aria era stranamente silenziosa.

Ciò che catturo la sua attenzione però fu il fatto che tutto il recinto di pietra era coperto da una grossa rete che sembrava di plastica. Determinata a scoprire cosa stesse succedendo  al suo bestiame, la giovane madre  si spinse vicino la recinzione. Valentina riuscì a malapena a reprimere un sussulto di orrore quando vide che a terra sotto questa rete di “plastica”  erano disseminate le  carcasse di 34 delle sue pecore sventrate.

Fu allora che incrociò lo sguardo di un essere alto circa 1.10 cm dentro il recinto. Il responsabile di quello scempio stava sviscerando  le sue pecore per mezzo di un dispositivo tubolare allungato con un gancio tagliente la cui estremità  sembrava fosse attaccata a lui per mezzo di una catena.

Accanto all’ essere c’era era un come un sacchetto di plastica aperto pieno di interiora di pecora e vari organi.

“C’era un piccolo uomo all’interno del recinto…  era come un bambino … in ginocchio, e aveva una pecora tra le gambe, gli animali erano comperti da una rete. Fui presa dal panico. L’individuo aveva ucciso tutti i miei animali”

 “… Aveva un abbigliamento strano, come un tuffatore ,con  stivali di color marrone.”

La pastorella  descrisse inoltre altri particolari come delle spalline che si incrociavano e che coprivano il petto dell’ umanoide a forma a X, e  un grande  zaino sulla schiena.

Valentina osservò inoltre uno strano casco con un elica e dando un occhiata ai lineamenti, li  descrisse nel seguente modo:

“Aveva la  pelle molto bianca, con i capelli biondi, gli occhi azzurri  e baffi fluenti.”

Infuriata nel vedere le sue pecore massacrate, Valentina fece ciò che chiunque avrebbe fatto al suo posto. Iniziò  a insultarlo ed a lanciare pietre contro l’essere.

A questo punto la creatura si alzò  bruscamente in piedi, rilasciando l’ultima pecora  si voltò verso il suo aggressore con un’espressione di shock e paura.

Si avvicinò ad un dispositivo che a Valentina sembrò una radio con la sua limitata conoscenza sulla tecnologia, azionò una leva e la rete che copriva recinto e pecore si ritrasse subito.

Una volta che la copertura a rete scomparse, Valentina notò un’altra entità praticamente identica in  piedi sul lato opposto del recinto.

Fu allora che Valentina decise di entrare in azione e come un gladiatore che entra in un’arena, lei entrò nel recinto.

L’entità cercò di comunicare con lei a quanto sembra ma in una lingua sconosciuta.

“Ha parlato con me, ma io non lo capivo, non era QUECHUA o spagnolo. Sembrava sconvolto quanto me. Dio mio, i  miei animali ! Li aveva uccisi uno per uno! “

Valentina lanciò pietre contro l’entità:

“L’ho colpito con tutta la mia forza … l’ho  colpito in faccia e [Egli] ha iniziato a sanguinare, continuava a gridare ma non lo capivo!

E ‘stato in quel momento che l’entità ha deciso di difendersi brandendo lo stesso gancio tubolare che aveva utilizzato per sventrare le pecore.

L’attrezzo fu lanciato varie volte e provoco a Valentina per fortuna tagli superficiali, era come un boomerang perché ogni volta tornava in mano alla creatura.

Imperterrita, Valentina lo colpì ancora una volta con i sassi, l’entità urlò di angoscia.

A questo punto dalla zaino dell’ essere uscirono come due prolunghe e  quindi volo via e così fece anche il suo compagno.

Subito dopo un distaccamento dell’esercito boliviano fù spedito sulla scena e raccolse tutte e 34 le carcasse, nonché campioni di sangue della creatura.

È stato appurato  che alle pecore mancavano diversi organi interni ed esterni; compresi gli occhi, le orecchie, porzioni della bocca così come il grasso della pancia. Le autorità hanno anche scoperto che la maggior parte del sangue all’interno degli animali mancava.

Altri allevatori della zona, interrogati dal governo boliviano, hanno affermato di aver assistito ad altri eventi strani. Alcuni hanno testimoniato di aver notato strani individui che saltavano fuori dagli ovili  lasciando dietro carcasse dissanguate.

Quando il ricercatore ufo Benítez ha intervistato Valentina nel 2001 dopo tre decenni dal suo incontro terrificante, si è reso conto che Valentina ancora non sapeva cosa fosse un UFO ne  tanto meno un extraterrestre dicendo che erano cose che non la riguardavano.

Cesare Valocchia

Cesare Valocchia è nato a Roma nel 1970. Perito tecnico in telecomunicazioni con alle spalle corsi specialistici in fibre ottiche e trasmissione dati, coltiva due passioni: il volontariato e l’ufologia. Istruttore di manovre di rianimazione cardio-polmonare adulto e bambino, ha raccolto le sue esperienze di volontario sui mezzi del servizio di emergenza sanitaria nazionale 118 di Roma in un ebook dal titolo: “ Non dirmi grazie ”. Il suo motto è: Aiutare chi soffre è il miglior pagamento. Dai primi anni 90 si occupa di avvistamenti e dal 2011 cura personalmente il sito di ufologia www.myuforesearch.it del quale è responsabile. Le sue ricerche sul legame apparizioni mariane e fenomeno ufo sono disponibili nel suo sito. E’ membro del Cun ( Centro Ufologico Nazionale), sulla cui rivista ufficiale è stato pubblicato, nel maggio 2017, il suo studio sugli oggetti volanti non identificati a Medjugorje.

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