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Alieni scorpione?

La mitologia babilonese e sumera sono state da sempre una forgia di divinità scese dai cieli per tentare di inoltrare conoscenza e saggezza al genere umano. Una di queste è la divinità Tiamat la creatrice del cosmo, trae origine da una più antica divinità sumera Nammu dalla quale prende tutte le caratteristiche, è la dea primordiale degli oceani e la creatrice delle divinità più giovani. Accoppiatasi con la divinità Apsu il dio delle acque dolci genera due altre divinità Lahmu e Lahamu che a loro volta generano  Ansar e Kisar da cui nasce la razza degli dei Annunaki.

Torniamo un attimo a Tiamat che oltre a generare creature mostruose è artefice anche della nascita di uomini e donne scorpioni per far guerra alle divinità più giovani. Mitologia? Ho seri dubbi che siano semplici racconti allegorici.

Nell’epopea di Gilgamesh due di essi sono posti a guardia dei cancelli del dio Shamash il dio della luce sulle tenebre, la divinità che rappresentava la giustizia sugli uomini e sugli dei, era il dio del sole. Dicevamo che due esseri scorpione sono messi a custodia dei cancelli del dio Shamash, questi sono gli ingressi nelle montagne Mashu che conducono al regno dell’oltretomba. Sono raffigurati con corpo da scorpione, testa, braccia e tronco umani, usano il pungiglione velenoso per uccidere e sono giganteschi. Da notare che Gigalmesh secondo gli scritti Sumeri ci era un gigante enorme alto 5,50 metri e pesava 2844 kg.

Lo scorpione maschio dice alla femmina che la persona che osa venire qui deve essere un dio. La moglie dice che due terzi di lui è dio, ma il resto è umano.

Il maschio chiede a Gilgamesh chi è e perché ha viaggiato attraverso spaventose terre selvagge e ha affrontato terribili pericoli per raggiungere la montagna che nessun mortale ha mai visitato prima.

Quando Gilgamesh racconta agli scorpioni i motivi della sua ricerca, l’Uomo Scorpione lo informa che Utnapishtim vive dall’altra parte della montagna. Per arrivarci, Gilgamesh può utilizzare un tunnel che attraversa la montagna. Shamash lo usa ogni notte quando torna nel luogo in cui si alza la mattina. Gilgamesh impiegherebbe dodici ore doppie per attraversare il passaggio, e la strada è completamente buia. (L’ora babilonese era di sessanta minuti e il giorno era diviso in dodici “ore doppie”). Nessun mortale potrebbe sopravvivere a tale oscurità, ei mostri non possono permettergli di provare. Dopo aver ascoltato le suppliche di Gilgamesh, cedono e gli dicono di stare attento.

Gilgamesh cammina attraverso la montagna. Non può vedere davanti o dietro di lui nell’oscurità totale. Cammina la prima, la seconda e la terza doppia ora nell’oscurità totale e lotta per respirare nella calda oscurità. Cammina quattro, cinque e sei ore doppie con il vento del nord che gli soffia in faccia. Con l’avvicinarsi dell’undicesima doppia ora, l’oscurità inizia a svanire. Alla fine della dodicesima doppia ora, Gilgamesh emerge dal tunnel nell’aria dolce del mattino e nella luce del sole. Entra in un bellissimo giardino pieno di frutta e fogliame dai colori della corniola, dei rubini e di altri gioielli. Oltre il giardino luccica il mare.

Ecco la descrizione dell’incontro di Gigalmesh con queste creature, che credo essere entità ibride extraterrestri presenti anche loro in quel periodo sul pianeta terra. L’emozione dell’incontro è racchiusa tutta in questa frase: “Nello sguardo dell’uomo scorpione c’è la morte”

INCONTRO CON GLI UOMINI -SCORPIONE (37-129)

Il nome della montagna è Mashu.

Appena egli giunse alla montagna Mashu:

– coloro che giornalmente sorvegliano l’uscita e l’entrata:

sopra di loro grava la volta celeste,

al di sotto l’Arallu tocca il loro petto –

uomini-scorpione stanno a guardia della sua porta,

la paura che essi incutono è enorme, nel loro sguardo c’è la morte,

il loro grande terrore riempie le montagne,

essi stanno a guardia del Sole nel suo sorgere

e nel suo tramontare.

Allorché Gilgamesh li vide, per la paura

e per il terrore il suo sguardo si annebbiò.

Egli si fece forza e si chinò davanti a loro.

L’uomo-scorpione si rivolge a sua moglie:

“Colui che è venuto da noi: il suo corpo è carne degli dei”.

La moglie dell’uomo-scorpione gli risponde:

“Per due terzi egli è dio, per un terzo è uomo”.

L’uomo-scorpione dice,

a Gilgamesh, progenie degli dei, rivolge la parola:

“Chi sei tu che hai percorso vie lontane,

hai girovagato, finché non sei giunto alla mia presenza,

attraversando con affanno persino correnti d’acqua travolgenti?

Vorrei volentieri sapere il perché del tuo viaggio;

colui verso il quale il tuo sguardo è rivolto,

[vorrei] volentieri conoscere”.

(Lacuna di 13 righe)

Gilgamesh [ ]:

“Da Utanapishtim, mio antenato voglio recarmi;

colui che entrò nella schiera degli dei, che trovò la vita,

sulla vita e sulla morte voglio interrogare”.

L’uomo-scorpione aprì la sua bocca e disse,

così parlò a Gilgamesh [ ]:

“O Gilgamesh, a nessun uomo ciò è mai riuscito!

della montagna nessuno ha mai attraversato le sue viscere,

il suo cuore è buio per dodici doppie ore,

densa è l’oscurità, non vi è la luce!

Verso il sorgere del Sole [ ]

verso il tramonto [ ]

verso il tramonto [ ]

hanno fatto uscire [ ]

(lacuna di 38 righe)

(parla Gilgamesh)

“I miei muscoli sono rigidi,

il mio volto, per il caldo e per il freddo, è livido,

per la fatica ho perduto le mie forze,

ed ora tu [ ]”.

Molte sono state le razze extraterrestri che ci hanno visitato e che ci visitano tutt’ora, quella descritta non risulta sia più tornata, nei report dei servizi segreti e nei racconti di abduction non la si ritrova per nostra buona sorte. L’auspicio è che l’umanità non li incontri mai.

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