fbpx

Il caso Monguzzi

Giampiero Monguzzi era ingegnere dell’Edison, un ex sommergibilista, appassionato di alpinismo ed all’epoca padre di un bambino.

Il 31 luglio 1952 lui  e sua moglie Pinuccia Radaelli si trovavano sui monti del Bernina (SO) per un’escursione in montagna. Giampiero, avvertì improvvisamente una brezza gelida accompagnata da un rumore simile alle sartie di un vecchio veliero, poi ad un tratto un silenzio irreale.

Giampiero gridava alla moglie vicina ma lei non sentiva; anche lei apriva bocca ma non uscivano parole.

Ecco che videro un ufo di 10 metri di diametro posarsi nella parte inferiore del Pizzo Scerscen. Giampiero che aveva la sua macchina fotografica, scattò una foto senza udire il “click”. Rimasero a guardare stupiti fino a quando una figura umana coperta da uno scafandro metallico si mosse verso di loro.

Volevano fuggire , ma la paura li teneva inchiodati al terreno, tuttavia l’umanoide si voltò e percorse il disco dall’esterno come per ispezionarlo. Camminava impacciato con un oggetto simile ad una torcia in mano e talvolta alzava il capo verso la sommità del velivolo, poi rientrò nel disco, a questo punto  Monguzzi scattò altre due foto notando nella parte inferiore una sezione roteante, poi l’ufo sparì nel cielo ad una velocità stimata dall’ingegnere fra i 200 e i 300 Kmh, mentre i due riacquistavano la comunicazione. Incuriosita, la coppia si avvicinò sul luogo dell’atterraggio ma non  trovò segni nella neve.

Alcune  settimane dopo l’ingegnere raccontò del  suo avvistamento alla stampa e l’interesse fu enorme. Un’agenzia francese  gli offrì 5 milioni di lire per acquisire  le foto, si interessarono anche i media americani ed una casa cinematografica si disse pronta a farne un documentario.

Ospite a Radio Sera, il 22 ottobre 1952 ritrattò tutto raccontando di avere escogitato una truffa con un modellino di cartone, fil di ferro e lana, aiutato dai cugini, Mario e Alfredo Gaiani, e da una guida alpina.

 Il motivo sarebbe stata la sua segreta aspirazione di diventare un giornalista. Ad avvalorare questo presunto falso si aggiunse un collega di Monguzzi, tale Antonio Spreacane. Disse che un giorno lo chiamò perché voleva essere aiutato nella realizzazione di un modellino, per far vedere che aveva fotografato un disco volante sulla bocca dello Scerscen, al limite della seraccata. Disse che lo faceva per dimostrare d’esser un bravo fotografo. Tuttavia, lo stesso Spreacane rimase perplesso poiché aveva visto i negativi originali delle foto, le quali erano state scattate in sequenza alternate a quelle di una normale escursione, e soprattutto scattate senza dubbio in montagna.

La perplessità maggiore fu sul fatto che sarebbe stato impossibile ricreare con un modello la stessa pendenza fotografata. Inoltre aveva visto il modellino e lo trovò ridicolo ed assolutamente diverso da quello delle foto.

Monguzzi infatti fu interrogato perfino da agenti della CIA e dei nostri Servizi Segreti, gli dissero che l’Aviazione aveva fatto perfino degli ingrandimenti a parete delle sue foto. Spaventato, l’ingegnere si tirò fuori ed inscenò la farsa del modellino. I suoi dirigenti che prima facevano la fila per farsi fotografare con Monguzzi, lo licenziarono e sparirono dai media. Spreacane fu interrogato anche dai dirigenti Edison che volevano sapere il suo ruolo nella vicenda.

Fatto sta che Monguzzi scomparve in un incidente d’auto misterioso e la vera storia non si seppe mai.

Un pensiero riguardo “Il caso Monguzzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *