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La remote viewing come nasce?

Sembra che l’essere umano abbia dimenticato come usare il cervello…Detta così fa sorridere, ma ha un senso.

Sembra inoltre che col passare di decine di millenni abbia perso particolari facoltà psichiche, una di queste è la capacità di visualizzare luoghi lontani nello spazio ma anche nel tempo e a descriverli con una perfezione che sfiora il 100%.

Oggi sappiamo vedere solo con gli occhi, ignorando la nostra mente e le nostre sensazioni, non curando i nostri istinti e credendo solo ciò che i limitati sensi fisici ci permettono di vedere. Così molte cose ci passano via spesso senza che nemmeno ce ne accorgiamo. La capacità di vedere cose distanti nel tempo e nello spazio è solo una di queste potenzialità. La Remote Viewing può iniziare a risvegliare queste abilità dormienti che ciascuno di noi possiede. Ma come funziona la Remote Viewing? Immaginate di poter raccontare cosa sta succedendo a distanza, o di essere capaci di descrivere intimamente ogni evento del passato dalla comodità di casa vostra, usando solo la vostra mente.

Questa abilità fu sfruttata durante la Guerra Fredda da sovietici e americani per operazioni di spionaggio, difatti la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 furono la finestra in cui l’occulto e i fenomeni psichici cominciarono ad affacciarsi negli USA. Il mondo della parapsicologia iniziò a riorganizzarsi in maniera più scientifica. La parapsicologia è suddivisa in vari grandi campi. Uno di essi, ad esempio, è la psicocinesi, ossia la capacità mentale di interagire con oggetti inanimati (e a volte anche animati). Un altro è quello chiamato NDE, dall’inglese “Near Death Experiences”, ovvero le esperienze testimoniate da persone risvegliatesi dal coma, avute nei momenti in cui si trovavano ad un passo dalla morte. Uno dei maggiori e più noti campi della parapsicologia, a sua volta poi suddiviso ulteriormente, è quello noto come ESP, dall’inglese “ExtraSensory Perceptions”, che riguarda in generale ogni informazione ottenuta al di fuori dei cinque sensi conosciuti. Tra i fenomeni ESP uno dei più interessanti e misteriosi è quello della “Remote Viewing” (RV), che al momento vive una curiosa posizione a metà tra il mistero che ancora avvolge i suoi primordi legati ad un segretissimo progetto della CIA negli anni della Guerra Fredda, e la conoscenza (e a volte addirittura commercializzazione) pubblica data dalle testimonianze che si sono avute nel tempo da ex-agenti che parteciparono a tale progetto. Tutte le verità sulla Remote Viewing ci sono ancora parzialmente celate, ma quanto noto evidenzia un fenomeno di importanza e potenzialità incredibili.

Chiunque può apprendere l’abilità, che richiede impegno quotidiano e tempo, è come imparare a  suonare il pianoforte

per poi alla fine raggiungere la competenza di un concertista. Servono solo desiderio, tempo, impegno, un buon insegnante e la convinzione di poterlo fare. Per la Remote Viewing è lo stesso. Ma come fanno ad arrivare le informazioni che rendono efficace una sessione di Remote Viewing? Vengono ricevute da quello che comunemente molti ‘viewers’ chiamano “the Matrix”. “The Matrix” è un campo di pure informazioni, non energia.

Ogni singolo soggetto è in grado di entrare in contatto, tramite la propria connessione, con il pensiero generale, che contiene ogni dato di ogni singolo luogo ed esistenza, in ogni tempo. L’atto di usare queste tecniche e di descrivere ogni cosa, in qualunque momento, e qualsiasi persona o situazione, è chiamata appunto “Remote Viewing”.

Nel 1950 la Russia sperimentò con successo la sua prima testata atomica. Iniziava così la Guerra Fredda. La tensione tra Est ed Ovest crebbe, col risultato della ben nota corsa al riarmo. Gli scienziati americani vennero spinti a cercare di incrementare l’arsenale bellico statunitense in ogni modo e con ogni scoperta possibili (si dice che a tale scopo vennero assoldati perfino ex scienziati nazisti). Nel 1970, al culmine della guerra fredda e sotto la crescente minaccia di una dominazione sovietica, le autrici americane Sheila Ostrander e Lynn Schroeder pubblicarono un libro intitolato “scoperte psichiche dietro la cortina di ferro”. Con esso documentarono come i sovietici avessero reclutato chiaroveggenti, psichici, psicocinetici, telepati e bambini prodigio per lavorare nel mondo dello spionaggio e del controspionaggio e dei sistemi di sicurezza ad essi correlati. Il libro attirò l’attenzione dell’apparato militare statunitense al punto che nel 1972 il dipartimento della difesa produsse un documento chiamato “controllo dei comportamenti offensivi URSS”.

Il documento confermava il forte impulso sovietico alla ricerca ed all’applicazione di capacità di comunicazione telepatica e telecinetica, aggiungendo come tali capacità fossero ampiamente studiate ed utilizzate dall’esercito sovietico e dal KGB. Il documento osservava inoltre come “le conoscenze sovietiche in questo campo sono sensibilmente superiori a quelle occidentali”. Si temeva che usare intelligenze ‘asimmetriche’ come lo spionaggio psichico potesse dare ai Russi un grande vantaggio nel campo dello spionaggio. La Russia era decisamente più aperta al mondo dell’ignoto, verso cui gli USA erano più restii e possedevano ancora ben poche conoscenze, tanto da demonizzare le ultime mosse sovietiche arrivando ad attribuire loro capacità ben oltre la realtà ed a temerle seriamente. La DIA arrivò a credere che essi fossero in grado di scoprire moltissimo riguardo truppe e navi americane, analizzare documenti top-secret, leggere i pensieri delle più alte cariche militari americane, compiere assassini psichici e addirittura rendere inoffensivi satelliti e navette spaziali.

In questo preoccupato clima il Pentagono decise di avviare il proprio programma di spionaggio psichico, guidato dall’ INSCOM, il comando di intelligence e sicurezza dell’esercito americano. Trovare la persona adatta a guidare un progetto per una tale nuova frontiera non fu impresa facile. Alla fine l’uomo scelto fu Hal Puthoff, un rispettato ingegnere che lavorava allo Stanford Research Institute e che aveva le caratteristiche che si credevano necessarie per reggere il progetto, avendo egli già lavorato in passato sia per l’Intelligence della Marina che per la National Security Agency. In realtà la scelta di Puthoff non fu casuale. Il progetto, quando venne ufficialmente avviato dall’INSCOM, era in realtà stato solo rilevato da un progetto sperimentale della CIA di qualche anno prima, gestito per l’appunto da Puthoff. Inizialmente egli aveva fatto per conto della CIA una serie di esperimenti di Remote Viewing assieme ad un famoso e molto dotato esper dei primi anni ’70, Ingo Swann. Era stato Swann, in precedenza, a chiamare per primo la propria abilità di vedere a distanza appunto ‘Remote Viewing’ ed a compierci personalmente serie prove sperimentali con l’ASPR (American Society for Physical Reserch) di New York. Puthoff e Swann lavorarono assieme nel 1972 e il risultato dei test condotti fu sorprendente. Puthoff, fornito di un particolareggiato atlante, forniva a Swann unicamente le coordinate di un qualsiasi posto. Swann riusciva a visualizzarlo e descriverlo minuziosamente, fino ai più piccoli particolari, con una precisione che rasentava il 100%. Gli incredibili risultati dell’esperimento fecero dare alla CIA il via al primo embrione di progetto, chiamato inizialmente SCANATE (SCANning by coordinATE).

Lo Scanate continuò fino al 1976, anno in cui, appunto, fu rilevato (ufficialmente ‘avviato’) dall’INSCOM, e chiamato “progetto Grillframe”. Lavorando fuori da Fort Meade (Maryland) Puthoff iniziò a reclutare un team di “remote viewers” composto da personale militare che venne addestrato ad utilizzare le tecniche di Remote Viewing sviluppate a Stanford. Questi formarono un reparto proprio, il distaccamento ‘G’ (dall’iniziale del nome dato al progetto, appunto progetto ‘Grillframe’). Usava un modello a ‘target-response’, similabile agli esperimenti condotti con Swann. Il viewer, chiamato anche ‘receiver’, si sedeva in una stanza di un palazzo a Fort Meade. Veniva assistito da un monitor. Veniva selezionato un target, ad esempio un laboratorio di armi chimiche in Libia. Al receiver venivano lasciati 15 minuti per visualizzare il target. Poi, con l’aiuto del monitor, doveva farne uno schizzo. In seguito descrizioni e disegni venivano sottoposti ad ulteriori analisi.

Uno degli studi più completi sui Remote Viewers venne svolto presso l’ SRI International alla Stanford University di Palo Alto, California. Jessica Utts, professoressa all’Università della California, fu selezionata per analizzare i dati raccolti dal progetto Stargate (nuovo nome dato nel frattempo al progetto Grillframe). La Utts rilasciò in seguito delle dichiarazioni sul suo ruolo svolto per la ricerca dell’ SRI. La Utts dichiarò come in seguito il progetto tornò nelle mani della CIA e come, per questo, moltissimi dossier rimasero segreti. In altra intervista, inoltre, la Utts raccontò di essere stata selezionata durante suoi personali studi di parapsicologia e di essersi sempre approcciata al progetto da un punto di vista strettamente scientifico, senza porsi in visioni di tipo ‘magico’ o religioso o altro. Secondo la Utts, dal punto di vista scientifico, la quantità di dati attendibili e positivi dava una tale percentuale di riuscita delle sessioni di Remote Viewing, perfino più alta di ogni aspettativa, da non avere spiegazioni.

In merito all’ufficiale abbandono del progetto, a metà degli anni 90, la Utts spiegò che, a suo parere, una volta finita la guerra fredda non se ne aveva più bisogno e che, inoltre, tutto diveniva sempre più scientifico e non era evidentemente gradito mantenere un progetto ai cui risultati non si riusciva a dare alcuna spiegazione scientifica. Secondo la Utts, molti del progetto rimasero a lavorare per l’SRI in altri settori, o tornarono alle loro occupazioni precedenti per le agenzie da cui erano stati reclutati (DIA, Esercito, CIA, ecc). Alcuni abbandonarono il campo, dedicandosi a tutt’altri lavori. Qualcuno decise in seguito di utilizzare quanto appresto con il progetto per insegnare ad altri a fare Remote Viewing, tanto che al giorno d’oggi in America ne esistono varie scuole ufficiali. Qualcuno inoltre ha invece avuto l’encomiabile idea di utilizzare questa sua capacità sviluppata col progetto per aiutare il prossimo, dedicandosi alla ricerca di persone scomparse e altro ancora.

Il programma Stargate fu ufficialmente abbandonato nel 1995. Insorse il problema della fuga di notizie che avrebbe potuto mettere il governo in una posizione ‘imbarazzante’. Così, la CIA rilasciò un documento chiamato “the AIR report” che dichiarava come in effetti erano stati compiuti studi sul fenomeno ma venivano abbandonati in quanto i risultati erano lontani dall’essere validi o soddisfacenti. Era stata una prospettiva allettante quella di poter avere delle spie che potevano andare ovunque senza spostarsi dalla sede e quindi senza possibilità nè di rischi nè di lasciare impronte o tracce del loro passaggio, per cui era stato fatto un tentativo. Gli anni di studi però avevano mostrato l’inutilità del progetto.

Questa la versione ufficiale. Anche la Utts dovette ufficialmente affermare che, secondo le statistiche, i dati raccolti erano molto lontani dalle aspettative, dando all’accuratezza dei risultati dei viewers e alla riuscita di una sessione di Remote Viewing non più del 15% delle volte. In realtà però molte testimonianze hanno poi mostrato come la verità fosse ben diversa dalla negativa versione ufficiale che mirava a distogliere l’interesse dall’abbandonato progetto. Perfino il fatto che esso sia stato realmente del tutto accantonato è messo in discussione da recenti avvenimenti e dichiarazioni di personale coinvolto in Stargate.

Il progetto fu ufficiosamente chiuso nel 1995 con la scusante che non dava i risultati sperati, scusa molto blanda anche perchè dai documenti che ha reso disponibili online la stessa CIA e quindi consultabili da tutti risulta invece che il Remote Viewing funzionasse realmente, perché allora interrompere la sperimentazione?

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